Simona Budassi

"Hell In my Veins"


"Hell In my Veins" contiene gia' nel titolo il suo obiettivo. La malattia non e' sempre visibile e palese, quantomeno spesso non nelle forme alle quali le immagini mediatiche, in particolar modo quelle diffuse negli anni '90, hanno abituato e istruito il nostro occhio.
Cio'nondimeno, il virus scorre nelle vene e affligge non solo il fisico, ma l'intera esistenza di chi ne e' affetto. Le storie protagoniste di questo progetto sono quelle di persone escluse, totalmente o parzialmente, dalla societa'. Persone, in molti casi non piu' autonome, che non hanno piu' alle spalle un contesto familiare o almeno non tale, a volte, da poter garantire loro l'assistenza sanitaria e psicologica necessaria.
Conducono la loro esistenza all'interno di strutture adeguate ad accoglierle, come le case famiglia gestite dalla Caritas Italiana, dove vengono assistite e, a seconda dei casi, sollecitate ad un'autonomia quanto piu' possibile commisurata alla loro condizione. E' qui che le ho incontrate e per alcuni mesi ho avuto il privilegio di essere ammessa alla loro quotidianita'.
E' stata una grande sfida, per l'intensita' della tematica e per i pregiudizi che dal di fuori sempre ci influenzano. Oggi posso dire che e' stata una sfida vinta e di questo ringrazio loro, per l'accoglienza che mi hanno riservato e il desiderio di potersi raccontare, attraverso le immagini, oltre le stigmatizzazioni della malattia.

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